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Il nubifragio del 6 e 7 ottobre 2007

creato da a.venieri
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ultima modifica 17/10/2007 13:14

Le diverse cause che hanno concorso all'evento

Il nubifragio

Ciò che è accaduto nella notte tra sabato 6 e domenica 7 ottobre 2007 ha dell'eccezionale. Infatti, in base alla relazione redatta dal Servizio Idrografico e Mareografico di Pescara della Regione Abruzzo, è possibile constatare la quantità d'acqua impressionante (è stimabile statisticamente un tempo di ritorno di mille anni, cioè, l'evento con tali precipitazioni, nelle 24 ore, ha probabilità di ripetersi solo ogni mille anni) che ha colpito la costa teramana, con particolare violenza le zone di Tortoreto Lido ed Alba Adriatica.

Il pluviometro posto più vicino all'area colpita è quello di Nereto. Tale strumento ha registrato nell'arco di 17 ore (dalle ore 18:45 del giorno 6 alle ore 11:40 del giorno 7) ben 210,8 mm di pioggia e in sole 5 ore e un quarto (dalle ore 23:45 del giorno 6 alle ore 05:00 del giorno 7) ben 177,8 mm d'acqua con una media di 33,87 mm/h. Addirittura tra le 23:45 e le 01:45 (tra il 6 ed il 7 ottobre) in una sola ora lo strumento ha registrato 44,8 mm d'acqua. Di seguito è allegato un grafico (istogramma) che mette in evidenza una cumulata in 24 ore di alcuni pluviometri dislocati nella provincia di Teramo. Da tale grafico si può notare come le aree più colpite riguardano la zona della Vibrata (Nereto, S. Omero e Civitella del Tronto). In un secondo grafico, invece, è messa in risalto la precipitazione oraria in 12 ore del pluviometro di Nereto, in questo caso è possibile notare come l'intervallo critico sia stato quello compreso tra le ore 23 del 6 ottobre e le ore 5 del 7 ottobre.

L'evento ricorda quanto è accaduto il 16 settembre 2006, anche qui un sabato, ad Osimo nelle Marche dove in sole due ore precipitarono 80 mm d'acqua. Anche in quella occasione ci furono ingenti danni.

Tali tipi di precipitazione, copiose, in tempi brevi, concentrate in superfici poco estese ed in aree non montuose, vengono definite vere e proprie "bombe d'acqua". Normalmente non portano all'ingrossamento dei fiumi ma mettono in crisi la rete di scolo secondaria, con straripamenti dei fossi e inondazioni delle aree pianeggianti.

Il torrente Vibrata, infatti, avendo un percorso breve (33, 5 Km poiché nasce dalle pendici meridionali del versante orientale della M.gna dei Fiori, sotto la cima del M. Girella), ha risentito di tale precipitazione, andando in piena e facendo registrare un colmo (massimo livello d'acqua dal fondo alveo o zero idrometrico) di 3,36 m alle ore 06:00 del 7 ottobre. La piena è stata contenuta dagli argini a valle nell'abitato di Alba Adriatica con un franco (quota tra il pelo dell'acqua e la sommità arginale) medio di ca. 80 cm.

Da una prima analisi i fattori che, insieme all'eccezionalità della precipitazione, hanno influito sull'evento calamitoso, sono diversi tra i quali:

  • Il periodo autunnale, con la preparazione dei terreni per la semina, per cui gran parte dei suoli risulta arato. Una volta, quando si arava con l'utilizzo della trazione animale, si eseguivano arature a "girapoggio" (trasversali al versante) che riducevano la dilavazione del terreno. Adesso i mezzi meccanici, soprattutto quelli gommati, non possono percorrere di traverso determinate pendenze, per cui l'aratura è eseguita a "rittochino" (lungo la linea di massima pendenza), aumentando così la velocità dell'acqua che con se trascina anche parte del suolo, creando sul terreno dei profondi solchi incisi;
  • Il lungo periodo di siccità che ha preceduto la grossa precipitazione. Infatti un terreno quando è secco non consente, a precipitazioni violente e improvvise, l'infiltrazione d'acqua in profondità, dato che si genera un zona satura superficiale di fatto impermeabile. Al contrario, quando le precipitazioni sono prolungate, o quando si verificano nevicate (come nell'inverno del 2003), il terreno si impregna d'acqua e il fenomeno che si verifica con più frequenza è quello franoso. Infatti l'acqua si infiltra (per conducibilità idraulica) in profondità fino a raggiungere un terreno impermeabile (tipo le argille) e su tale superficie poi si genera uno scollamento che provoca la frana;
  • La condizione morfologica che vede i centri abitati della fascia pianeggiante costiera a ridosso di ampi versanti collinari, spesso privi di alberi e con colture senza opere di regimazione delle acque. La rottura di pendenza tra la collina e la fascia costiera sottostante genera un rigonfiamento delle acque selvagge che percorrono i "nudi" pendii. Le strade che risalgono trasversalmente tali versanti fungono da veri e propri collettori delle acque. Queste si riversano, trasversalmente dalla strada, a valle percorrendo i solchi dei terreni sottostanti arati (spesso solo superficialmente) e trascinano, fino all'area pianeggiante costiera, anche parte del suolo, formando così, nelle zone depresse, cumuli di fango.
  • Gli attraversamenti stradali e ferroviari della fascia costiera, con i conseguenti rilevati, si trasformano in dighe allo scorrimento dell'acqua, generando, tra questi rilevati e a monte di essi, allagamenti;
  • L'urbanizzazione presente lungo la fascia costiera che costringe i fossi a passaggi sotterranei (intubamenti), impedendone la manutenzione ed in alcuni casi riducendo le necessarie sezioni di deflusso.

La presenza di laghetti collinari può fungere da contenimento al riversarsi delle acque e del fango verso valle, sempre che l'argine contenga la spinta e l'azione erosiva operata dall'acqua, quindi, che venga costruito a regola d'arte. Infatti, il sormonto del rilevato, da parte dell'acqua, può generare un solco nella sua sommità, che in breve può portare al collasso del manufatto amplificando l'effetto distruttivo verso valle. Nei periodi autunnali, invernali e primaverili sarebbe opportuno mantenere nei laghetti un franco (inteso come il dislivello tra la quota del piano di coronamento e quella del massimo invaso) di almeno due-tre metri (a seconda delle dimensioni del laghetto),  che migliorerebbe la capacità di contenimento delle acque, considerato che in quei periodi c'è meno penuria d'acqua.

Ad onor di cronaca, e contrariamente a quanto ipotizzato da alcuni e riportato sulla stampa e dalle televisioni (RAI 3) il giorno successivo all'evento sopra descritto, si precisa che il laghetto "Priori", sul fosso Vascello (in realtà il fosso passa lateralmente al laghetto in sponda destra), ha svolto bene la funzione sopra descritta, infatti, la sommità dell'argine (piano di coronamento) è stata realizzata con pietrisco ben compattato e cementato, impedendo così il processo di erosione e crollo del rilevato. Il trasporto di fango e ghiaia operato da parte del fosso Vascello, straripando dalla sponda sinistra, ha occupato gran parte del lago, spingendo alla tracimazione l'acqua oltre lo sfioratore e sopra il piano di coronamento. Questa ha sormontato la strada comunale sottostante, danneggiandola in parte, e si è riversata nella prosecuzione del fosso erodendolo ulteriormente (sono visibili le argille di base).

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