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Stagione di Prosa della Primo Riccitelli 2010/2011

by Antonella Presante last modified 23/09/2010 18:25

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Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare

Turno A - Martedì 19 ottobre 2010 - Teatro Comunale - ore 21,00
Turno B - Mercoledì 20 ottobre 2010 - Teatro Comunale - ore 21,00
Turno C - Giovedì 21 ottobre 2010 - Teatro Comunale - ore 17,00
What Spettacolo Cultura Teatro
When 19/10/2010 12:20 to
21/10/2010 12:20
Terminato
Where Teramo, Teatro Comunale
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Teatro Eliseo - Leo Gullotta

traduzione e adattamento di Fabio Grossi e Simonetta Traversetti
con Alessandro Baldinotti, Paolo Lorimer, Mirella Mazzeranghi, Fabio Pasquini, Rita Abela, Fabrizio Amicucci, Valentina Gristina, Cristina Capodicasa, Gerardo Fiorenzano, Gennaro Iaccarino, Federico Mancini, Giampiero Mannoni, Sante Paolacci, Sergio Petrella, Vincenzo Versari

scene e costumi di Luigi Perego
musiche di Germano Mazzocchetti
coreografie di Monica Codena
luci di Valerio Tiberi
assistente alla regia Mimmo Verdesca

regia Fabio Grossi

Fu per volontà della regina Elisabetta I che il Bardo riesumò Sir John Falstaff, fatto morire nella sua precedente opera, l'Enrico V: nacque così LE ALLEGRE COMARI di WINDSOR.

Ad accreditare questo aneddoto fu infatti John Dennis, che nel 1702 lo riferì per la prima volta affermando che la commedia fu scritta su preciso ordine della regina Elisabetta e su sue precise istruzioni e che, capricciosamente ansiosa di vederla rappresentata quanto prima, diede disposizioni insindacabili affinché la sua scrittura fosse terminata nel giro di soli quattordici giorni.
La smania della regina, come precisò pochi anni dopo un altro attento cronista shakespeariano, Nicholas Rowe, derivava da un suo divertito "invaghimento" per la poderosa figura comica di Falstaff così come appariva nelle due parti dell'Enrico IV; invaghimento che le istillò il desiderio (piuttosto balzano, a ben guardare, visto che il grasso cavaliere era stato fatto morire in sordina già all'inizio dell'Enrico V) di vederlo, in un altro dramma, innamorato.

Sicché, per non venir meno al dictat dell'imperiosa Elisabetta, Shakespeare avrebbe, non già "resuscitato" Falstaff, che è moderno espediente da soap-opera, ma escogitato l'intreccio narrativo delle Allegre comari collocandone la vicenda in un tempo immediatamente precedente alla morte del cavaliere, narrata da Mistress Quickly nell' Enrico V. Anche questa Nostra edizione, benché passati parecchi secoli, nasce sotto l'occhio vigile e severo della GRANDE Regina: intrighi, scherzi e maramaldate, sfileranno così secondo il divertito gusto shakespeariano. Protagonista della vicenda è Sir John, con le sue esuberanti smargiassate da guascone, la sua pletorica figura, la sua ridondante simpatia cialtrona, il suo amore per la crapula e il bicchiere e la sua irresistibile, endemica disonestà viziosa e bonaria. Ma la tessitura della commedia stessa, va oltre l'apparenza e, per andar al di là del detto che "l'apparenza inganna", proprio d'inganni e scherzi, per lo più perfidi, questa è avviluppata.

Vi si racconta di una società, che vive sotto l'occhio della Corte, dove il dileggio l'uno dell'altro dei componenti della comunità, fa da quotidiano passatempo. Quindi, amori e amanti, guasconi maldestri e burocrati vacui, mariti gelosi e gelosi mercanti, ci racconteranno la storia che, come nelle migliori tradizioni teatrali, verrà in alcuni parti rafforzata dalla partitura musicale.

Alla fine, l'amore giovanile uscirà trionfante, la smania tardiva gabbata, in un turbinio, ammantato da magiche visioni, che concluderà riportando nelle proprie case gli astanti, lasciando il Nostro Grasso e Grosso protagonista a tirar le fila di una vita vissuta ai margini, ma con l'onor d'una filosofica consapevolezza. Rispettando appieno la struttura voluta e pensata da Shakespeare, si lascerà indubbia la correlazione ai Nostri tempi e alle Nostre vicende sociali, allo spettatore, sottolineando qua e là lo scherzo, acre e cattivo, dominante una società che pedissequamente ripete i suoi stilemi.

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